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Indennità di accompagnamento: riflettiamo insieme.

Indennità di accompagnamento: riflettiamo insieme.

L’indennità di accompagnamento (Legge n° 18/80 integrata dalla Legge n° 508/88) è quel contributo economico, in ambito socio assistenziale (Corte Costituzionale sent. n° 346/89), prevista dallo Stato a favore degli invalidi civili che, oltre ad essere nella condizione di difficoltà persistenti a svolgere i compiti e le funzioni proprie della loro età se minori o con più di sessantacinque anni o essere portatori di un’invalidità totale, siano anche nell’impossibilità di deambulare senza l’aiuto permanente di un accompagnatore o non sono in grado di compiere gli atti quotidiani della vita per cui hanno bisogno di assistenza continua.

Tale indennità è prevista senza tener conto né del reddito né dell’età a meno che il beneficiato non sia ricoverato presso istituto di cura a carattere di lungodegenza o a titolo riabilitativo.

Tale indennità è compatibile con lo svolgimento dell’attività lavorativa ed è cumulabile con l’indennità di accompagnamento percepita in qualità di cieco civile o con quella per sordomutismo (Ministero della Sanità circ. prot. 500.6/1984).

Relativamente all’incapacità a deambulare.

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Contrariamente alla prassi quotidiana, in cui spesso la richiesta è incomprensibilmente rigettata, la Cassazione nella sent. n° 3228/1999 sottolinea che il diritto sussiste quando la condizione fisica dell’invalido comporta un difetto di autosufficienza determinato dalla deambulazione particolarmente difficoltosa e limitata nello spazio e nel tempo, tale da essere fonte di grave pericolo, in ragione della concreta possibilità di caduta dello stesso e che giustifichi il permanente aiuto di un accompagnatore.

La Corte aggiunge, nella sentenza n° 8060/2004, che l’indennità debba essere corrisposta an che quando il soggetto invalido si muova autonomamente, seppur a fatica nella propria abitazione ma sia accertato che si trovi nell’impossibilità ad uscire e autonomamente camminare per strada……..(pensate ai nonni confinati in palazzi antichi senza ascensore………..).

Riflessioni sull’incapacità di compiere gli atti quotidiani della vita.

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Il Ministero della Sanità intende atti quotidiani della vita quelle azioni elementari che effettua quotidianamente un soggetto normale di corrispondente età e che rendono l’inabile incapace di compierle, quindi bisognevole di assistenza continua.

Le azioni semplici sono quelle attività non legate all’attività lavorativa ma che consentono ai soggetti non autosufficienti con dizioni esistenziali compatibili con la dignità della persona (vestizione, nutrizione, igiene per sonale, preparazione dei cibi, l’orientamento spaziotemporale, accendere la radio o la televisione, fare la spesa, etc) ma non solo ……..è necessario che l’invalido abbia cognizione di ciò che fa (aprire la porta di casa, aprire l’acqua e le finestre, accendere il gas, etc. (Cassazione sent. n° 1268/2005)

Esse (le azioni elementari), devono avere cadenza quotidiana (Cassazione sent. n° 88/2005) e possono essere anche una delle tante, poiché non è necessario che siano tutte quelle elencate.

La Legge 18/80 all’art. 1 aggiunge “anche quando sia stata accertata l’impossibilità della persona ad uscire autonomamente da casa per provvedere alle proprie necessità, senza l’aiuto di un accompagnatore a prescindere se gli atti quotidiani del la vita avvengono autonomamente nella propria abitazione (Cassazione sent. n° 8060/2005).

Ed ancora anche quando la necessità dell’aiuto di terzi da parte dell’invalido si manifesti nel corso della giornata (Cassazione sent. n° 5784/2003) secondo il concetto qualitativo e non quantitati vo di assistenza continua, cioè ogni qualvolta l’inabilità sofferta dallo stesso è limitata solo a particolari atti quotidiani della vita e determini un difetto permanente di autosufficienza (Cassazione sent. n° 5784/93).

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