L’errore medico e responsabilità

L’errore medico.

Un collega mi chiede aiuto per una vicenda che lo coinvolge qualche anno prima.

Mi racconta che giunto al letto dell’ammalato, in visita domiciliare, prescrive esami e una radiografia, quindi una terapia farmacologica.

Dopo due giorni l’ammalato muore e i familiari imputarono al medico la responsabilità del decesso.

In effetti il sanitario, dall’analisi dei dati dell’accusa, appare sapiente e diligente nell’approccio alla visita, identifica il paziente (che non sembra essere grave), esprime un sospetto diagnostico, chiede un approfondimento, consiglia una terapia condivisibile.

Il decesso non sembra essere imputato a lacune gravi della condotta del sanitario che invece trascura un aspetto frequente: non da’ la possibilità di un contatto (telefonico ?) trascurando un fare empatico che dovrebbe essere parte del progetto assistenziale di ognuno di noi.

Il collega è prosciolto dalla grave accusa di essere responsabile, anche collateralmente della morte dell’ammalato, ma un dubbio mi sovviene.

Se fosse stato più disponibile, avesse manifestato meno frettolosità, lasciato la possibilità di essere contattato dopo qualche ora o il giorno dopo, i familiari sarebbero stati altrettanto severi e dubbiosi sulla condotta eseguita ?

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